Dall’Ancora del 19/10/03
REQUISITI IGIENICO – SANITARI
Bar e ristoranti sono sul piede di guerra per il decreto emanato dalla Regione Piemonte riguardante le nuove “norme per la disciplina della preparazione e somministrazione di alimenti e bevande, relativamente all’attività di bar, piccola ristorazione e ristorazione tradizionale”. Si tratta di un provvedimento definito “ammazza locali pubblici”, che in periodo di difficoltà come l’attuale, con evidentissima contrazione dei consumi, diventa eccessivo, varato il 21 luglio, e che per legge dovrebbe entrare in vigore dopo 90 giorni.
Pertanto, se non ci saranno proroghe dell’ultimo momento come
richiesto da vari sindaci, tutti i titolari di autorizzazioni per la
somministrazione di alimenti e bevande, i cui locali non siano in possesso dei
requisiti igienico – sanitario previsti per le varie tipologie di attività
evidenziate nel regolamento regionale, dovranno presentare entro il 24 ottobre
un’istanza di adeguamento dell’autorizzazione sanitaria. L’istanza, come
previsto dal decreto regionale, dovrà essere inoltrata all’Ufficio Commercio
in triplice copia con la tipologia di attività di appartenenza i cui requisiti
saranno da consegnare entro il 24 gennaio 2005.
Ma c’è sempre secondo il decreto, tutti i titolari di
autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande, indipendentemente
dal fatto che i loro locali siano o meno in possesso dei requisiti igienico –
sanitari indicati dallo stesso decreto – dovranno far prevenire entro il
medesimo termine del 24 ottobre, ancora all’Ufficio Commercio, comunicazione
relativa al numero di posti a sedere delle sale di somministrazione e
ristorazione.
Da parte dell’amministrazione comunale, come ha annunciato
l’assessore al Commercio Daniele Ristorto, è stata inviata una richiesta di
deroga del provvedimento al presidente della Giunta Regionale, Enzo Ghigo.
Un’abrogazione che faccia slittare a 180 giorni i termini di 90 giorni
previsti dal decreto.
Il decreto è stato calato dall’alto senza una concertazione con
le amministrazioni e con le forze economiche locali.
“Non siamo stati consultati, è un provvedimento della giunta
regionale del genere ‘facciamoci male’ ”, ha commentato Nicoletta Albano,
consigliere regionale attenta ai problemi del territorio. Alcune delle norme
sono ritenute eccessivamente penalizzanti, tra queste quelle relative alle
dimensioni minime della cucina.
Per gli esercizi pubblici aventi una cucina inferiore a 18 mq per la
tipologia (ristoranti) e inferiore a 10 per la nuova tipologia bar – tavola
calda, possono proseguire l’attività qualora i posti a sedere siano inferiori
a 60.