A Carpeneto contributi per gli interventi

contro la flavescenza

Il Comune di Carpeneto sostiene da sempre l'importanza di effettuare i trattamenti contro la flavescenza dorata dei vigneti, anche se incolti ed in fase di espianto, ciò ai fini della prevenzione al diffondersi della malattia che ha fino ad ora avuto conseguenze gravissime a danno dell'economia locale, del patrimonio viticolo della zona e quindi anche del paesaggio sul quale fonda il turismo locale.

Ora, in considerazione dei costi relativi al corretto trattamento, previsto per legge (D.M. 31/05/2000), nell'ambito delle iniziative di incentivazione nel settore della promozione dei prodotti tipici locali, il Comune di Carpeneto, ha previsto l'erogazione di un contributo per l'anno in corso ai conduttori dei terreni interessati al fine di rendere economicamente meno gravoso l'intervento.

Il Comune di Carpeneto ha messo a disposizione complessivamente 10.000 Euro che verranno erogati sulla base di un disciplinare messo a punto dagli uffici comunali ai quali i viticoltori interessati possono rivolgersi per ritirare la documentazione necessaria alla richiesta del contributo.

 

Ghigo e Cavallera scrivono

a Berlusconi e Alemanno in difesa del riso

Dopo un incontro con i produttori di riso delle province di Novara e Vercelli, il presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, e l'assessore regionale dell'Agricoltura, Ugo Cavallera, una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, hanno chiesto che, in sede di riforma dell'organizzazione comune di mercato del riso, venga garantita la filiera risicola italiana.

Ghingo e Cavallera, hanno raccomandato al Governo di seguire i problemi del riso "con la stessa determinazione posta in essere per le altre importanti questioni riguardanti l'agricoltura".

In particolare, due sono i punti che i risicoltori considereranno irrinunciabili: il "deconsolidamento" del prezzo plafond, per sostenere le nostre produzioni e il mantenimento, con le attuali modalità, del vigente sistema di garanzia basato sul prezzo di intervento e sull'ammasso pubblico. "Una conclusione della trattativa che disattenda completamente le richieste dei risicoltori - hanno scritto Ghigo e Cavallera - comprometterebbe un patrimonio economico, sociale e ambientale che interessa oltre 200 mila ettari".

 

Occorre rivedere il rapporto

tra attività venatorie e attività agricole

"La gestione della fauna deve, nel nostro Paese così come nel resto dell'Europa, essere uno dei principali soggetti della multifunzionalità, con un preciso affidamento di responsabilità alle aziende agricole, e diventare fonte di risorse ambientali, turistiche, di promozione e, perché no venatorie, per l'impresa agricola".

Lo ha ribadito il componente della giunta della Confagricoltura, Stefano Cesari, alla Conferenza internazionale sulla gestione delle risorse faunistiche, a Venezia. La Confagricoltura ritiene a questo riguardo estremamente utile riesaminare il tema dei rapporti tra attività venatoria e attività agricola, tenendo conto di un quadro europeo che negli ultimi anni è profondamente mutato.

Se si vuole riformare realmente la politica faunistica venatoria in Italia non si può non considerare che, anche alla luce dell'impegno agroambientale della Comunità, per la sempre più condivisa valorizzazione della multifunzionalità, i principali soggetti di una rinnovata riforma venatoria, di stampo realmente europeo, non possono che essere gli agricoltori.

Se, in particolare per la riforma dell'attività venatoria, i principi di riferimento agricolo, previsti nella 157/92 dovessero essere stravolti, riportando ad un ruolo subalterno la figura dell'agricoltore, nei confronti della gestione faunistica, Confagricoltura manifesta sin da ora una forte perplessità, perché sarebbe un grave passo indietro. In tema di gestione faunistica, e del contemporaneo rinnovo di una legislazione sulle aree protette, Confagricoltura chiede quindi di attivare una pausa di riflessione, aperta al dibattito di tutte le parti interessate: rappresentanti dei cacciatori, agricoltori, ambientalisti, parlamentari nazionali ed europei, esperti degli istituti di ricerca preposti.

In questo quadro la Confagricoltura manifesta la più ampia disponibilità, principalmente nell'interesse dell'ambiente, a lavorare congiuntamente, al fine di raggiungere veramente e concretamente ad una gestione europea delle problematiche della fauna, del prelievo venatorio, della gestione delle aree protette.

 Non piace il decreto sull'etichettatura

La Confagricoltura esprime una valutazione negativa sul decreto legislativo in materia di etichettatura approvato a fine maggio dal Consiglio dei Ministri.

La censura dell'Organizzazione degli imprenditori agricoli è soprattutto relativa all'intervento sul latte fresco, realizzato ancora una volta senza tenere conto del lavoro delle Commissioni parlamentari e delle valutazioni espresse al mondo produttivo.

La Confagricoltura inoltre precisa che tale decisione è stata assunta nonostante le richieste di chiarimento che l'Unione Europea ha sollecitato in materia di latte fresco che, tra l'altro, risultano ancora inevase dal governo italiano.

 

Fitofarmaci:

Superficiali e fuorvianti i dati di Lega Ambiente

Non tornano alla Confagricoltura i dati diffusi il 30 maggio da Lega Ambiente sulla presenza di prodotti fitosanitari su frutta, verdura e altri alimenti.

Proprio nella stessa giornata il sottosegretario Dozzo, durante l'assemblea dell'Unaproa, ha reso noti i risultati dell'ormai decennale monitoraggio del Ministero della Salute, raccolti dal servizio sanitario nazionale, sull'intera produzione italiana.

I dati diffusi sono, a parere della Confagricoltura, assolutamente rassicuranti, perché solo l'1,7% dei campioni monitorati presenta tracce di residui superiori ai massimi di legge e, comunque, si tratta per la maggior parte di residui di prodotti facilmente eliminabili con il lavaggio. Confagricoltura ricorda che la legislazione italiana in materia d'utilizzo di prodotti chimici in agricoltura è tra le più severe e restrittive a livello europeo e mondiale. Tant'è vero che il Rapporto condotto dall'Unione europea classifica i prodotti ortofrutticoli italiani al primo posto per la più bassa incidenza di residui.

Secondo l'Organizzazione agricola la lettura superficiale dei dati da parte di Legambiente non fornisce un buon servizio ai consumatori e rischia di suscitare inutili allarmismi con gravi danni al sistema produttivo del nostro Paese.

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